Dove visitiamo la valle della morte del frigo: Baker (California) – Tecopa – Parhump (Nevada)

10 California (38)

4/4/2013

Valle della Morte: muore infatti per sempre il frigo e al posto giusto.
Ieri sera abbiamo scherzato con le puttanate di Baker. Oggi viene il bello, ovvero la giornata no.

Di mattina presto andiamo a fare benzina dalla Valero, ma questa ci trattiene i soldi senza erogare una goccia. Prendiamo la Route 127 per la Valle della Morte, ma in senso contrario, e rischiamo di finire a Las Vegas.
Inoltratici, finalmente, nella Valle della Morte, giungiamo al camping “Tecopa Hot Springs”, sito in un paesaggio da Inferno dantesco, così come tutto il percorso.
Aperto il frigo per bere qualcosa, scopriamo che non dà più segni di vita.
Giornata e momento propizi: fa un caldo boia e per di più siamo pieni di cibo ed acqua per fronteggiare tre deserti in fila.

Il gestore del campground ci suggerisce di andare a Parhump, dicendo che c’è un riparatore per i camper. Per esserci, c’è, ma nessuno sa dove sia; così dopo un’ora di guida nel deserto, ne perdiamo un’altra per trovarlo.
Finalmente verso sera eccoci all’RV Superstore. Sembrano veramente competenti, ma dopo un’ora di tentativi, ecco la feral notizia: il frigo se n’è ito per sempre. O si cambia la centralina, o si cambia tutto e il prezzo è pressochè uguale. ‘Sto maledetto ci aveva sempre dato noie, come ricorderete, ma ora ci lascia in panne proprio nel deserto. Si chiude intanto l’officina e domattina dovremo prendere la decisione e alleggerire comunque il conto corrente. Non è, per fortuna, la prima volta!

Andiamo così al “Saddle West RV Resort”, annesso al casinò, dove non vinciamo niente, ma riusciamo nell’impresa di pagare due campeggi in un giorno, dopo aver guidato e smadonnato tutta la giornata.
Questo è stato finora uno dei giorni clou del viaggio: speriamo ne segua qualcun altro, per non perdere l’allenamento!

Dove passiamo da deserti a città fantasma: Joshua Tree National Park – Mohave National Preserve – Baker (California)

10 California (20)

3/4/2013

Giro tra le meraviglie del deserto.
Oggi è stata una giornata di deserti nel senso vero della parola. Dopo le meravigliose rocce e gli strani alberi dello Joshua Tree, ci inoltriamo nel deserto di Mohave: prima rocce e monti, poi sabbia, poi il bacino di un fondo lacustre coperto di sale biancastro. La Chloride & C. sta infatti scavando e raffinando il sale alla grande.
Appare poi il semicono perfetto di un vulcano, nero come la pece.
Infine transitano due treni lunghi chilometri della linea più famosa di tutto il West: il tratto Santa Fe – Los Angeles con deviazione per Yuma. Mancavano solo gli indiani che andassero all’assalto del treno.

Giunti alla mitica Route 66 troviamo il carretto di Juan Pollo abbandonato da decenni, la chiesa che sta crollando, la scuola a pezzi.
Siamo ad Amboy: resta in piedi il solito distributore di carburante, bevande, caffè e quant’altro, con i prezzi raddoppiati visto che non c’è scelta.
Ci rechiamo allora a Bagdad per prendere l’ultimo caffè: la cittadina è scomparsa, inghiottita dalla sabbia o portata via dal vento.
Cerchiamo allora Ludlow: è rimasta una pompa di benzina che vende inoltre i soliti food&beverages.
Povera Route 66: ormai tutti percorrono la Interstate 40.

Risaliamo le pendici dei monti Mohave e arriviamo tra rocce arancioni ed altre di lava vulcanica alle Kelso Dunes e a Kelso Depot. Passa il treno, ma per ore il nulla assoluto.
Ricorderemo a lungo questa desolazione, il sole cocente, i fiori meravigliosi che proprio in questi giorni stanno pitturando il deserto.

Felici e contenti, si diceva un tempo, in realtà speranzosi di trovare un camping, arriviamo a Baker: la porta per la Valle della morte. Troviamo un grande piazzale con un paio di altri camper e numerosi trucks che ci rallegrano tutta la notte con il rumore dei frigoriferi. Una giornata di tutto riposo!

In compenso a Baker troviamo un concentrato di americanate degno di nota:
– Il termometro più grande del mondo in onore del massimo di temperatura raggiunto: +58°C
– Il negozio di Aliens dell’Area 51 del Nevada
– Il solito enorme pickup, che dovendo scendere nella Valle della Morte, aveva caricato 4 balle di fieno per i muli, perché se fondeva il motore restava senza benzina, poteva almeno rientrare con l’aiuto delle povere bestie.

Se no i xè mati, no li volemo.

Dove entriamo in California dopo averla tanto sognata: Brenda (Arizona) – Joshua Tree National Park (California)

10 California (15)

2/4/2013

Entering California.
Attraversiamo il confine tra Arizona e California che qui corre lungo il Colorado River. Tempo magnifico.

Seguiamo a lungo la Interstate 10 in un tratto totalmente desertico e poi iniziamo il percorso verso nord serpeggiando nello Joshua Tree National Park con fiori, piante, rocce e paesaggi da sballo.

Dormiamo in un camping sito in mezzo a formazioni rocciose multicolori e con un tramonto da fiaba all’astronomica cifra di 5$.
Facciamo amicizia con una famiglia di californiani che ci invita a passare la serata accanto al solito fuoco che tutti immancabilmente accendono.

Caccia grossa di Silvana a collane e stronzate varie in un thrift shop di Quarzite: una vera miniera d’oro di quarzo!

Dove dormiamo in un film western: Phoenix – Brenda (Arizona)

5 Silvana - Arizona - giardino botanico di Phoenix - USA

1/4/2013

Lunedì di Pasquetta. Visitiamo il giardino botanico e il Papago Park: incredibili per paesaggio e fioriture. Tempo smagliante.

Decidiamo al pomeriggio di puntare sulla California e arriviamo al camping “Brenda”, in prossimità del confine tra Arizona e California.
Siamo in pieno deserto e anche qui troviamo due campeggi quasi pieni. ‘Sti americani amano proprio la vita isolata in mezzo al nulla.

Dopo una telefonata ad un amico di Malo, passo la notte in bianco pensando alla situazione politica italiana. Il futuro dell’Italia mi preoccupa sempre di più.
Peccato non potersi godere in pace questa traversata del Far West in mezzo al deserto fiorito cosparso di giganteschi saguari, visti mille volte nei film western e nei fumetti di Tex Willer. E’ l’una di notte, spero di prendere sonno, ma sarà dura.

Dove festeggiamo la prima Pasqua americana: Phoenix (Arizona)

la chiesa di S. Gregorio Magno a Phoenix

la chiesa di S. Gregorio Magno a Phoenix

31/3/2013

Silvana ieri sera si è dedicata alle pulizie pasquali: ha ripulito e contemplato gli acquisti fatti dagli indiani navajo e zuni e l’ho vista soddisfatta.

Oggi visitiamo il centro di Phoenix e andiamo a messa nella chiesa di S. Gregorio Magno.
Più coincidenza di così non poteva esserci: S. Gregorio Magno era la nostra parrocchia quando abitavamo a Milano, dove era nata Silvana, dove è stata battezzata Francesca. Quando si dice il destino!
Siamo lontani da tutti, ma conserviamo tutti nel cuore, in primis Francesca.
Siamo impressionati in positivo dal fatto che i fedeli sono di tutte le razze e nazioni e in prevalenza giovani coppie con tanti figli. La Chiesa cattolica, come dice il nome, è proprio universale e negli USA lo tocchi con mano. Noi due eravamo tra i più vecchi e tra i più chiari di carnagione. C’erano comunque parecchi bianchi di origine europea, come si dice in USA.
Il campanile sembrava quasi un minareto in mezzo alle palme.

Pranzo di Pasqua sul camper, dopo aver dato un’occhiata in centro. Grattaceli in Central Avenue e una desolata e sterminata periferia tutto il resto della città.

Nel pomeriggio mezza giornata di riposo, funestata dal sottoscritto che non sta mai fermo e da un caldo boia, con un cielo di un blu cobalto tanto è limpido.
In camping al “Desert Edge RV Resort”.