Dove l’american food è un segno di amicizia: Kissimmee

29/1/2013

A quanto pare il bonifico ci ha messo meno ad arrivare dall’Italia a New York che ad attraversare gli Stati Uniti, quindi dobbiamo ancora aspettare.

La situazione non è delle migliori, ma almeno ci sentiamo giovani e attivi. Basta guardarsi intorno.

Dopo l’adozione di Silvania da parte delle donne del luogo che non mancano di coinvolgerla nelle loro attività (dalle passeggiate col girello intorno al campeggio alle visite all’hangar dell’esercito della salvezza e similari, alle confidenze di Katherine, la moglie del pompiere, sul fascino degli uomini italiani), anche gli uomini decidono di coinvolgere Francesco in qualcosa che non sia solo spiegargli a gesti come scaricare il WC e come funziona l’aria condizionata e lo invitano a giocare a bocce…
Speriamo che il bonifico arrivi presto.

Alla sera ci invitano a cena nella sala comune. Accettiamo solo per cortesia, perché tutti sono davvero gentili, e per sicurezza mangiamo un po’ di verdura in camper prima di uscire. La cena è a base di patatine, altre cose fritte e hamburger completamente insipidi perché è previsto che siano coperti da varie salse un po’ inquietanti.
Niente di tanto strano se non fosse che poi scopriamo che il delizioso menu è stato cucinato da un cuoco appositamente assunto dal campeggio. Meglio non sapere quanto lo pagano.

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